MORRIS CONSULTING

VC_due_uomini_che_sono_lo_stesso_uomo_e_uno_sorpassa_laltro_-_f3aa5855-8fe7-463c-96cb-c51970544fcc_0

SEMPRE COME CHI SI VUOLE SORPASSARE

Redazione Knowledge Farm

C’è un modo di stare al mondo che riconosci subito: sempre come chi si vuole sorpassare.

Non importa dove sei, con chi sei, cosa stai facendo. Dentro, c’è un sorpasso in corso.

È una postura dell’anima prima ancora che un comportamento: non vivi con le cose, vivi contro il tempo.

E così ogni incontro diventa una corsa, ogni conversazione una gara silenziosa, ogni traguardo un punto di partenza che si nega.

“Come chi si vuole sorpassare” significa questo: guardare avanti non per desiderio, ma per inquietudine.

Non perché ami la strada, ma perché temi l’arresto.

Non perché hai una direzione, ma perché ti terrorizza l’idea di restare uguale.

E allora acceleri.

Non sempre con il corpo: spesso con la mente.

Anticipi, ottimizzi, correggi, scavalchi.

Persino la felicità la vivi di corsa, come se qualcuno potesse portartela via.

Ma la domanda è semplice e spietata: chi stai cercando di sorpassare, davvero? Un altro? O la tua stessa paura di essere “abbastanza”?

Perché c’è un paradosso: chi vive sempre “come chi si vuole sorpassare” non arriva mai. Si sposta. Migliora. Produce. Dimostra.

Ma raramente abita.

E forse la saggezza, a un certo punto, è un gesto controintuitivo: mettere la freccia, sì… ma per rientrare. Rientrare in sé. Nel proprio ritmo.

In quella lentezza dignitosa che non è rinuncia, ma scelta.

Perché c’è una libertà che nessuno insegna: non dover superare niente, per valere.

E la pace è proprio lì: smettere di essere “come chi si vuole sorpassare” e diventare, finalmente, come chi si vuole incontrare.